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AST: LO SPETTRO DELLA CHIUSURA

TK-ES intenzionata a far sparire il magnetico da Terni

Giovedì 29 Gennaio 2004. Una data che i lavoratori dell'Acciaieria ternana e la città in generale ricorderanno a lungo come quella in cui è stata scritta una delle pagine più nere della storia ultracentenaria dello stabilimento di Viale Brin. La data in cui i rappresentanti di TK-ES nella riunione con le Istituzioni ed i Sindacati all'Hotel Garden, hanno annunciato la loro intenzione di proporre la chiusura del comparto Magnetico ai vertici di Thyssen Krupp, la multinazionale tedesca che controlla i siti dell'acciaio di Terni e Torino. In città è il gelo e non solo dal punto di vista atmosferico. Una prospettiva di questo tipo equivale a far perdere il lavoro ad 800-900 persone (tra dipendenti ed indotto), con l'economia umbra e ternana che finirebbe in ginocchio. I lavoratori dell'Acciaieria, riuniti fuori dall'albergo, non appena hanno carpito le voci drammatiche che iniziavano a trapelare, hanno iniziato una massiccia iniziativa di protesta. Riversandosi, così, sulle vie principali di accesso alla città. Nella mattinata del 29 gennaio, appoggiati dalle organizzazioni sindacali, hanno messo in atto il blocco del traffico alle vie di accesso del Raccordo Terni-Orte, e della E45. Con disagi alla circolazione stradale e traffico cittadini paralizzato nei punti più vicini alle uscite presidiate. Il giorno successivo, venerdì 30 gennaio, blocco del traffico, in mattinata, anche al Casello di Orte della Autostrada A1. Mentre in fabbrica proseguiva il blocco continuato delle portinerie di uscita merci, iniziato già nelle giornate precedenti a quel 29 gennaio. Un muro di gomma scende non solo tra i lavoratori e la proprietà aziendale, ma anche tra questa ed i rappresentanti di Istituzioni e Sindacati. Nella mattinata della riunione al Garden, a Palazzo Spada si sono riuniti il Sindaco di Terni Raffaelli, il presidente della Provincia Cavicchioli e l'Assessore Regionale Girolamini, dopo aver preso parte proprio a quell'incontro. Una riunione con i Sindacati con un obiettivo: intraprendere ogni iniziativa per scongiurare la drastica soluzione. Perché la proposta di TK-ES di chiudere? La motivazione, che deriverebbe da uno studio tecnico, riassunta in pochissimi e semplici concetti è legata principalmente ad una sola cosa: i costi. Il sito, secondo loro, costa troppo. Per questo, secondo logiche industriali che sindacati e istituzioni contestano aspramente, il Magnetico di Terni andrebbe chiuso, lasciando aperti gli altri due siti europei di Germania e Francia. Non solo il mondo politico e sindacale, ma una intera città ed una intera regione si schierano con i lavoratori dell'AST. Da più parti si parla di provocazione inaccettabile. Di inaffidabilità del gruppo tedesco. Terni non crede più di tanto alla questione dei costi. O comunque non crede che il sito ternano abbia per Thyssen Krupp costi più onerosi di quello francese che invece rimane. Il NO alla chiusura, da quel 29 gennaio, si è propagato quasi subito. Per questo i rappresentanti di Istituzioni e Sindacati hanno immediatamente inviato sollecitazioni al Governo. Richieste di intervento sono arrivate all'Esecutivo Nazionale anche da tutte le forze politiche ternane, sia di centro sinistra che di centro destra. Anche il Vescovo di Terni-Narni-Amelia, Monsignor Vincenzo Paglia, esprime la sua preoccupazione per il futuro di questi lavoratori. Mentre la città intera si è stretta intorno a loro. Dopo la città tutta la Regione. Perugia, in questa occasione, tende una mano verso Terni e verso i lavoratori dell'AST. "Questa volta più che mai-ha detto il Sindaco Renato Locchi annunciando a fine Gennaio l'adesione del Capoluogo Regionale alla giornata di sciopero del 6 Febbraio-la nostra città di Perugia deve essere vicina a Terni ed ai lavoratori dell'AST. Mentre tra i dipendenti dello stabilimento ternano di Viale Brin iniziano a serpeggiare nuovi timori per il futuro. "Oggi tocca al magnetico-dice preoccupato qualcuno dei lavoratori-domani a chi toccherà? All'Inox, alle consociate ed agli altri comparti?". Ora la decisione è rinviata al 27 febbraio. Una speranza è costituita dall'apertura di un nuovo tavolo in sede governativa. L'Umbria e Terni, il 6 febbraio, lo hanno fatto capire chiaramente: trenta mila persone in piazza, presenti tutte le categorie economiche e sociali, hanno gridato il loro no alla chiusura del magnetico. (Paolo Grassi)